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Muhammad e la fede cristiana

I Musulmani domandano

  • LIslam riconosce tutti i profeti. Fa, in verità, differenze nel loro ordine di precedenza e di importanza, non fa invece alcuna differenziazione rispetto alla verità del loro messaggio, che è sempre lo stesso. Gesù è uno dei profeti (cf. Sure 2,136.285; 3,84).
  • Voi Cristiani riconoscete, come facciamo noi Musulmani, tutti i profeti come tali, incluso Muhammad?

 

II. Visione musulmana

 

In generale

 

Il Corano menziona molti profeti che furono inviati nel corso della storia da Dio, uno dopo laltro. Gesù è uno dei più grandi tra loro (cf. sure 2,136.253; ecc.). La catena dei profeti raggiunge tuttavia il suo punto finale e la sua pienezza in Muhammad, il Sigillo dei Profeti (sura 33,40). Di conseguenza la fede islamica riconosce nella rivelazione del Corano il criterio di verità in tutte le questioni religiose.

 

I Musulmani si sentono offesi quando i Cristiani negano a Muhammad lo status di profeta. Inoltre i Musulmani percepiscono che, negando il profetismo di Muhammad, che Dio stesso ha eletto come portatore del Corano per tutta lumanità, i Cristiani neghino il valore religioso, spirituale e mistico dellIslam, cioè della prassi religiosa vivente dei Musulmani in generale, come anche quella del loro interlocutore musulmano presente qui e ora. Inoltre percepiscono questo rifiuto come offensivo nei confronti della persona di Muhammad, che hanno imparato ad onorare ed amare fin dalla primissima infanzia. Questo sentimento è spesso rafforzato quando linterlocutore musulmano è a conoscenza di certi giudizi negativi, che hanno una lunga tradizione nella letteratura e nella teologia cristiana, in cui Muhammad è talvolta dipinto come bugiardo e imbroglione.

 

In particolare

 

Fin dallinizio, il Corano pretende di annunciare lo stesso messaggio monoteistico che Dio aveva già affidato ai primi profeti e che ora, nel Corano, viene trasmesso in lingua araba chiara. Oltre 25 di tali profeti vengono citati nel Corano per nome; i nomi della maggior parte di essi sono noti dalla tradizione biblica. Dopo Adamo essi sono Enoch (Idris), Noè (Nuh), Abramo (Ibrahim), Isacco (Ishaq), Ismaele (Ismail), Lot (Lut), Giacobbe (Yaqub), Giuseppe (Yusuf), Ietro (Shuayb), Mosè (Musa), Aronne (Harun), Davide (Dawud), Salomone (Sulaiman), Elia (Ilyas), Eliseo (Al-yasa), Isaia (Dhulkifl), Giona (Yunus), Giobbe (Ayyub), Zaccaria (Zakariyya) e suo figlio Giovanni (Yahya) il Battista, e Gesù (Isa), il figlio di Maria. Maria non viene mai detta profeta nel Corano e generalmente non è considerata tale dai Musulmani ma le accordano un grande rispetto oltre ad essere lunica donna nominata nel Corano. Nella Bibbia, queste figure non vengono normalmente considerate come profeti, ad eccezione di Elia, Eliseo, Isaia, Giona ed in parte anche Mosè. Al contrario nel Corano non sono nominati i quattro profeti maggiori – ad eccezione di Isaia – ed i dodici minori – ad eccezione di Giona – che è citato solo nel contesto della storia della balena che lo divorò. Esistono anche profeti coranici sconosciuti alla tradizione biblica, in particolare Hud, profeta della tribù di Ad, e Salih, profeta della tribù di Thamud.

 

Tre dei profeti coranici vengono trattati in modo particolarmente approfondito. Essi sono i personaggi centrali di innumerevoli racconti coranici, che talvolta ricordano i testi biblici e altre volte ne differiscono notevolmente.

 

Abramo è pronto, obbedendo alla volontà di Dio, a sacrificare suo figlio, del quale non è detto il nome nel Corano, benché tutti i Musulmani credano oggi che si tratti di Ismaele piuttosto che di Isacco. Egli saluta ed accoglie gli angeli mandati da Dio. E un modello perfetto e autorevole di fede monoteistica. Purifica il culto degli abitanti di Mecca dal politeismo e assieme a suo figlio Ismaele pone la prima pietra della Kaaba(9). Così Abramo, unico tra i profeti, istituisce le preghiere e lo spirito del Hajj (il pellegrinaggio prescritto ai Musulmani dal Corano).

 

Mosè, salvato dalle acque del Nilo, viene educato alla corte del Faraone ed ottiene più tardi, con laiuto di suo fratello Aronne, il permesso per il suo popolo di lasciare lEgitto. Dopo il passaggio del Mar Rosso su un sentiero asciutto, Dio gli parla sul monte Sinai (per questo Mosè è anche conosciuto come kalim Allah) e gli affida la Torah (cioè i cinque libri di Mosè).

 

Gesù nasce dalla vergine Maria in modo prodigioso (nel deserto, sotto una palma), riceve da Dio il Vangelo (injil, un singolo libro), annuncia il monoteismo ai Figli dIsraele, compie diversi miracoli (ad esempio dà vita ad un uccello plasmato dal fango, rivela i pensieri intimi, guarisce i ciechi e i lebbrosi, riporta i morti alla vita ecc.). Egli si confrontò con lostilità degli Ebrei, che sostenevano persino di averlo crocifisso. Però questo fu solo un inganno dei sensi, perché Dio lo aveva innalzato a sé nel cielo ancor prima che essi potessero realizzare il loro piano. Gesù è vivo e ritornerà alla fine dei tempi, come un precursore che prepara la via per il Giorno del Giudizio e per professare che lIslam è la vera religione. Durante la sua vita aveva preannunciato la venuta dellultimo dei profeti, che avrà il nome di Ahmad (cioè Muhammad; Sura 61,6). Egli è Parola di Dio e Spirito di Dio, ma non è né figlio di Dio né Dio stesso.

 

Il più grande di tutti i profeti è lo stesso Muhammad, il Sigillo dei Profeti. Nacque alla Mecca 570 anni dopo Cristo. Alletà di quarantanni, questo mercante di successo ricevette delle rivelazioni che lo incoraggiarono a muoversi come un profeta e a proclamare ancora una volta la volontà dellunico Dio. Le sue parole – intese come diretta rivelazione delle tavole custodite in Paradiso – furono raccolte nel Corano. Nel 622 Muhammad sfuggì alla persecuzione dei meccani con la Hijra(10) verso Yathrib (più tardi chiamata Medina). Lì divenne guida non solo religiosa ma anche politica, unificò tutti i Musulmani fedeli allunico Dio in una sola comunità (Umma) che trascendeva ogni divisione tribale e, nonostante alcune difficoltà, continuò ad espandersi. Muhammad sperava di guadagnare Ebrei e Cristiani al suo messaggio, che considerava positivo, piuttosto che soppiantare la loro fede, ma questa speranza non si realizzò. Si giunse alla rottura. Così egli mutò anche la direzione della preghiera, inizialmente rivolta verso Gerusalemme, orientandola verso la Kaaba, a Mecca. Nel 630 furono rimossi da Mecca gli idoli, i dipinti ed i simboli di culto; nel 632 il Profeta guidò il primo grande pellegrinaggio dei Musulmani verso quel luogo, istituendo una tradizione che da allora si ripete annualmente. Muhammad morì nel 632. Oltre al Corano, la vita di Muhammad e lesempio della sua condotta forniscono un modello per la vita dei Musulmani. Dopo la morte di sua moglie Khadîja, egli fu sposato nel medesimo tempo con più vedove. Secondo la tradizione islamica Muhammad era analfabeta. Probabilmente questa caratterizzazione vuole servire a sottolineare che Muhammad deve il suo insegnamento solamente alla rivelazione, senza alcun intervento diretto da parte sua.

 

Va notato che la maggior parte delle storie dei profeti seguono, nel Corano, lo stesso schema:

 

- un profeta viene eletto da Dio per un popolo;

- parla la lingua del suo popolo;

- annuncia che esiste un solo Dio (lo stesso messaggio è rivelato da ogni profeta);

- soffre lostilità del suo popolo, fino alla minaccia di morte;

- Dio salva il suo inviato e punisce il popolo infedele.

 

Questo schema coincide totalmente con lesperienza di Muhammad, che appare essere strettamente collegato con la descrizione coranica dei suoi predecessori. Così il Gesù coranico, come Muhammad, è un annunciatore del monoteismo e, costantemente, rifiuta il concetto messogli in bocca da altri: cioè che lui e sua madre siano divinità accanto a Dio (sura 5,116-117).

 

A Medina, dopo la Hijra, Muhammad incontrò lostilità delle tribù ebraiche locali e, in una misura notevolmente minore, dei Cristiani. Il suo messaggio si pone in relazione con la tradizione biblica, anche se con accenti diversi. Pertanto, Muhammad considera se stesso e la sua comunità come gli unici e veri seguaci di Abramo e rifiuta la pretesa di Ebrei e Cristiani di collocarsi nella tradizione di Abramo, che non era né Ebreo né Cristiano ma il rappresentante esemplare del monoteismo, che ora Muhammad stava risanando e ristabilendo (Sura 2,135.140). Muhammad si vede, inoltre, come lerede di una tradizione genuinamente profetica, che in lui, Sigillo dei Profeti (Sura 33,40), trova il suo momento più alto e il suo compimento. Perciò, il messaggio affidatogli, il Corano, era lunità di misura di tutte le Sacre Scritture precedenti: la Torah (Tawrat), i Salmi (Zabur), il Vangelo (Injil). Secondo linsegnamento coranico queste Scritture furono erroneamente comprese, modificate, perfino alterate (tahrif) e non sono più disponibili nella loro purezza originaria. Di conseguenza, ora è lIslam lunica vera religione inalterata.

 

III. Visione cristiana

 

Il carisma della profezia è un elemento essenziale della tradizione biblica dellAntico e del Nuovo Testamento.(11) Esso raggiunge il suo vertice in Cristo, Verbo di Dio fatto uomo e profeta per eccellenza. Gesù Cristo è autore e perfezionatore della fede (Ebrei 12,2). La profezia trova la sua continuazione nella Chiesa, che resta profetica fino alla fine dei tempi, non solo nellesercizio del magistero ma anche nella totalità della sua vita come popolo di Dio, ispirata dallo Spirito Santo.

 

Lo spirito di profezia può, però, essere attivo anche al di fuori dei limiti della Chiesa visibile, come già è stato nel caso di uomini e donne sante dellAntico Testamento (per es. Melchisedek, Giobbe, la regina di Saba, ecc.). Giustino, martire del ii secolo, scorse in alcuni filosofi e indovini pagani (come le Sibille) la presenza di semi del Verbo.(12)

 

In tempi più recenti alcuni teologi sono andati ancora più avanti. Ad esempio, durante il 2° meeting Islamo-Cristiano di Tunisi (1979), Claude Geffré (professore allInstitut Catholique di Parigi) ha pubblicamente espresso lopinione che la rivelazione avuta con Muhammad sia una parola di Dio, mentre Cristo, che è più di un profeta, è Lui stesso la Parola di Dio. In seguito, i teologi che fanno parte del GRIC (Groupe de Recherche Islamo-Chrétiens, fondato nel 1977) hanno riconosciuto la presenza nel Corano di una parola di Dio, genuina ma diversa … dalla Parola di Dio in Gesù Cristo. Le differenze e le molte contraddizioni (come ad esempio la negazione, da parte del Corano, di misteri così fondamentali per la fede cristiana, come lIncarnazione e la Trinità) andrebbero viste come il risultato dellintervento umano, il canale attraverso cui inevitabilmente passa la parola di Dio.(13)

 

Nei teologi non cattolici riscontriamo analoghi sviluppi. Nella sua opera Muhammad and the Christian (1987) Kenneth Cragg, vescovo anglicano ed esperto di Islam universalmente riconosciuto, invita i Cristiani a riconoscere apertamente che Muhammad era veramente un profeta e ad affermare, nel contempo, che Gesù è più che un profeta.(14)

 

Il Concilio Vaticano II (1962-1965), senza prendere una posizione definitiva su questo tema, ha incoraggiato un cambiamento verso un generale spirito di apertura da parte della Chiesa nei riguardi dellIslam senza, comunque, mai menzionare direttamente Muhammad. Il Concilio dichiara che la Chiesa considera i Musulmani con rispetto (questo è davvero una novità!), e cita la dottrina e i riti dellIslam che meritano tale rispetto, senza negare le differenze essenziali. Esortando i Cristiani ad avere in grande stima i Musulmani come fedeli e devoti monoteisti, il Concilio implicitamente ripudia tutte le affermazioni polemiche e negative del passato riguardo a Muhammad.(15) Questo perché egli è il fondatore di questa comunità e per il suo bell'esempio di condotta, come dice il Corano (Sura 33,21). I papi Paolo VI (1897-1978) e Giovanni Paolo II (1920-2005) hanno incoraggiato e promosso questo spirito di fratellanza nella fede nellunico Dio ogni volta che hanno avuto loccasione di incontrare i Musulmani. Questo emerge in modo ancor più sorprendente nei discorsi di Giovanni Paolo II ai Cristiani di Turchia (Ankara, Novembre 1979) ed ai giovani musulmani nello stadio di Casablanca (17 Agosto 1985), dove il Papa ha parlato del genuino spirito di fratellanza tra Cristianesimo e Islam.

 

Le Conferenze Episcopali regionali e i seminari teologici si sono espressi ugualmente in questa direzione, talvolta con concetti generali, come ad esempio la Conferenza Teologica Internazionale di Nagpur (India, 1971), che ha affermato: le scritture ed i riti delle religioni del mondo possono essere, in diversi gradi, forme di espressione della rivelazione divina e vie di salvezza. Nel suo discorso alla sessione di apertura del 2° Congresso Cristiano-Musulmano di Cordoba (Marzo 1977), il Cardinal Tarancon, allora Arcivescovo di Madrid e presidente della Conferenza Episcopale Spagnola, ha invitato i Cristiani a riconoscere il profilo profetico di Muhammad, soprattutto per la sua fede in Dio, la sua lotta contro il politeismo e la sua sete di giustizia. Già nellviii secolo il Patriarca nestoriano Timoteo I nel suo dialogo con il Califfo al-Mahdi, avvenuto a Bagdad, affermò negli stessi termini che: Muhammad ha camminato sulla via dei profeti.

 

Con questo i Cristiani vengono incoraggiati a riconoscere i valori etici e religiosi che, dagli inizi fino ad oggi, sono presenti nella vita nei Musulmani senza, tuttavia, nulla sottrarre a ciò che di essenziale cè nella loro fede cristiana. Può essere, pertanto, aperta ai Cristiani la via per riconoscere nel Corano una parola da Dio e nella missione di Muhammad qualcosa di profetico.

 

IV. I Cristiani rispondono

 

1. Noi siamo convinti che un vero dialogo si possa avere solamente a livello di una vera compartecipazione, e che il rispetto della fede dellaltro sia una sua componente essenziale. Così, come il Cristiano non può esigere come prerequisito per un vero dialogo che il Musulmano debba prima riconoscere Gesù come Figlio di Dio, allo stesso modo il Musulmano non può pretendere dal Cristiano che egli debba prima credere in Muhammad come Sigillo dei Profeti e nel Corano come ultimo e definitivo criterio per tutte le Scritture. Perché questo significherebbe che un Cristiano dovrebbe diventare Musulmano prima che il dialogo interreligioso possa iniziare (o viceversa); se così fosse, non potrebbe assolutamente aver luogo alcun dialogo.(16)

 

2. I Cristiani venerano la maggior parte dei profeti nominati nel Corano. Tuttavia, la Bibbia conosce unintera serie di altri profeti fra i quali alcuni come Isaia, Geremia ed Ezechiele, particolarmente significativi. Daltronde, alcuni dei profeti citati nel Corano appartengono esclusivamente alla tradizione araba e non sono nominati nella Bibbia. Comunque, ciò che accomuna Cristiani e Musulmani al di là della questione dei nomi, del numero e dellannuncio dei profeti è la comune fede nellunico Dio che ha parlato agli uomini, come dice il Concilio Vaticano II.(17) Cristiani e Musulmani, dunque, non si basano solo sulla ragione, come fanno i filosofi, per scoprire Dio; molto di più essi si fondano sulla parola che ricevono da Dio attraverso i profeti – Dio da Dio, per così dire. Essi laccolgono con fede e si sottomettono ad essa (sottomissione traduce con precisione il significato del termine islam, e muslim significa colui che si sottomette).

 

3. La differenza essenziale fra Cristianesimo e Islam consiste in questo: per i Musulmani la rivelazione profetica ha raggiunto il suo punto culminante e la sua conclusione con Muhammad, il Sigillo dei Profeti; per i Cristiani la rivelazione raggiunge il suo punto culminante con Gesù Cristo, il Verbo di Dio fatto uomo, morto sulla croce e che, in quanto Signore Risorto, rappresenta la rivelazione nella sua pienezza (pleroma). Si dovrebbe perciò evitare di indicare Gesù come il Sigillo dei Profeti, perché questa espressione è specificamente islamica ed il suo uso sarebbe più di impedimento che di stimolo al dialogo interreligioso.

 

4. Ciononostante, il fatto che la fede cristiana professi la pienezza della rivelazione con la venuta di Gesù non impedisce ai Cristiani di riconoscere che Dio si è fatto conoscere allumanità anche altrove, sia prima e sia dopo la venuta di Cristo. Per ciò che riguarda il Corano e Muhammad, si potrebbe riconoscere che il Corano contenga una parola di Dio, non solo per i Musulmani ma per tutti gli uomini, ed anche per me personalmente. In effetti, nellintenso annuncio coranico dellunico Dio trascendente, posso riconoscere che è rammentato un elemento essenziale del messaggio di Gesù stesso, e che sono invitato a vivere in profonda consonanza con esso. Dando una risposta cristiana al messaggio annunciato nel Corano, io riconosco così che Muhammad è stato inviato da Dio per annunciare un aspetto essenziale della verità, cioè lunicità e la trascendenza di Dio. Questo è un aspetto della verità che ha un significato enorme soprattutto nel mondo moderno, con il suo diffuso oblio di Dio.

 

5. Nella misura in cui Cristiani e Musulmani si ritrovano a testimoniare insieme questa verità fondamentale e si abbandonano alla comune sottomissione (islam) allopera di Dio – così come ci è stata comunicata nelle nostre rispettive rivelazioni – e nella misura in cui Cristiani e Musulmani comprendono più profondamente il piano e la volontà di Dio per il mondo e ne rendono testimonianza in modo più efficace, diventano essi stessi trasmettitori di questa parola profetica per il nostro mondo.

 

Excursus

 

Jacques Jomier O.P., un importante teologo e islamologo cristiano, ci suggerisce delle considerevoli riflessioni sul significato di Muhammad per il Cristianesimo.(18)

 

Al tempo di Muhammad, il Cristianesimo aveva bisogno di una riforma, di un rinnovamento nello Spirito di Gesù. Jomier propone perciò di parlare, dal punto di vista cristiano, di Muhammad come di un riformatore e di attribuirgli il carisma di una guida riformista. Al contrario sarebbe alquanto fuorviante se i Cristiani attribuissero a Muhammad lattributo di profeta (inteso sia dal punto di vista della teologia cristiana e sia nel senso normativo che possiede per lIslam).

 

1. Se al termine profeta viene dato un significato assoluto, allora esso indica qualcuno le cui parole sono tutte fornite di una autorità divina, quando parla in nome di Dio, e a cui generalmente si dovrebbe obbedienza. Così compreso il titolo di profeta non può essere riconosciuto dai Cristiani al fondatore dellIslam. I Cristiani, come tali, non possono obbedire a Muhammad senza riserve, eccetto che non diventino Musulmani. Per i Cristiani non è possibile accettare Muhammad come un profeta in senso stretto, in altre parole prestandogli fede ed obbedienza. I Cristiani potranno usare il titolo di profeta riferito a Muhammad solamente con certe limitazioni; in altre parole, essi non accetteranno tutto ciò che questo profeta dice, bensì accetteranno alcune cose mentre ne rifiuteranno altre. È chiaro che i Musulmani, da parte loro, reputano spiacevole un atteggiamento così selettivo nei confronti di Muhammad, che essi considerano vero profeta ed ultimo dei veri profeti.

 

2. I Cristiani accettano come parte della storia generale narrata dalla Bibbia che i profeti dellAntico Testamento, che prepararono la via per la venuta di Cristo, occupino un posto esclusivo. Gli stessi profeti minori, come ad esempio Sofonia, partecipano a questa eccezionalità. Sebbene siano indicati come profeti minori, essi sono allinterno della serie complessiva dei profeti della tradizione ebraica. Essi, ed i testi che si rifanno ad essi, ispirano lintera fede della Chiesa. Il titolo di profeta, in senso religioso e teologico, non dovrebbe essere usato dai Cristiani per Muhammad. Se lo fosse, sarebbe usato in un senso molto limitato, che la fede musulmana non potrebbe accettare. E, perciò, preferibile che i Cristiani abbiano unaltra prospettiva riguardo a Muhammad: riconoscendo le verità contenute nel messaggio islamico; riconoscendo e rispettando il cammino spirituale dei Musulmani; riconoscendo, infine, che Muhammad è stato davvero un genio politico e religioso. Noi dovremmo riconoscere che per la grazia di Dio allopera nellIslam, innumerevoli fedeli – formati dal Corano e dallesempio di Muhammad – vivono una autentica relazione con Dio.

 

3. Infine, si può comprendere lIslam, considerato nel contesto della storia delle religioni, come un tentativo di riforma radicale del Giudaismo e del Cristianesimo, ma così radicale da comportare la distorsione dei caratteri essenziali di entrambe le tradizioni. Generalmente parlando e mutatis mutandis si potrebbe paragonare lIslam (ed il suo profeta Muhammad) agli altri grandi movimenti di riforma nel corso della storia. LIslam sorse in un ambiente improntato dal Giudaismo e dal Cristianesimo. Questo Cristianesimo era lacerato da divisioni e dispute dottrinali. Dalla riforma del Giudaismo e del Cristianesimo perseguita da Muhammad sorse, però, un nuovo movimento indipendente. Questo movimento illuminò certi aspetti del Giudaismo e del Cristianesimo esistenti, come ad esempio lesclusiva unità, trascendenza e sovranità di Dio, e linvito per tutti a ricevere la salvezza. Ma esso rifiutò degli elementi altrettanto essenziali di queste tradizioni. Non potrebbe essere che in quel preciso momento ed in quel particolare contesto all'Islam fosse affidato il compito di indurre la Chiesa a riformarsi? Accettare questidea, comunque, non significa che dobbiamo rinnegare quelle verità che non hanno trovato spazio nellIslam.(19)

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  • (9) Il santuario centrale dellIslam: una grande costruzione cubica, oggi posta nel mezzo della grande moschea di Mecca.
  • (10) Hijra = Egira. Il termine indica lesodo del profeta Muhammad nel Settembre del 622 da Mecca a Yathrib (più tardi chiamata Medina, cioè la città [del profeta]).
  • (11) Werner H. Schmidt e Gerhard Delling espongono nel Wörterbuch zur Bibel, Furche, Hamburg, 1971, p.442, alla voce Profeta quanto segue: Il profeta annuncia il futuro; non parte dal presente per incamminarsi in un futuro sconosciuto, al contrario previene gli eventi che stanno arrivando. Non vuole primariamente annunciare la Legge, attribuire colpe, criticare le situazioni dominanti, bensì annunciare il giudizio o promettere la salvezza; il presente si deve orietare verso ciò che sta per accadere. Solamente il discernimento del futuro conduce al ripensamento della realtà presente e del corso degli eventi – non viceversa.
  • (12) A proposito dei semi del Verbo (logoi spermatikoi) di Giustino, si veda 2 Apologia 8.1
  • (13) GRIC, Ces Ecritures qui nous questionnent: la Bible et le Coran, Ed. Le Centurion, Paris, 1987.
  • (14) Kenneth Cragg, Muhammad and the Christian: a Question of Response, Darton, Longman and Todd, London and Orbis, New York, 1987.
  • (15) Costituzione dogmatica sulla Chiesa: Lumen Gentium, 16; Dichiarazione sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane: Nostra Aetate, 3.
  • (16) Quanto viene detto qui vale nel contesto del dialogo tra Cristiani e Musulmani che vogliano restare fedeli ai loro rispettivi credo. Naturalmente i Cristiani hanno il dovere – così come i Musulmani, in base al Corano – di annunciare ad ogni essere umano la loro fede. Come questo debba accadere e quali siano i modi propri per farlo resta, comunque, un problema che va al di là dellintenzione del presente lavoro.
  • (17) Nostra Aetate, 3.
  • (18) How to Understand Islam, SCM Press, London, 1989, pp. 140-148; (trad. it.: Per comprendere l'islam, Borla, Roma, 1996).
  • (19) Vedere in particolare i capitoli: La divinità di Gesù e lincarnazione; Croce, peccato, redenzione; Dio, Uno e Trino.

Contatto

J. Prof. Dr. T. Specker,
Prof. Dr. Christian W. Troll,

Kolleg Sankt Georgen
Offenbacher Landstr. 224
D-60599 Frankfurt
Mail: fragen[ät]antwortenanmuslime.com

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