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La religione e il mondo

I Musulmani domandano

  • Il Cristianesimo è unilaterale nel suo occuparsi di questioni spirituali; si preoccupa esclusivamente della salvezza nellaldilà dellanima delle persone. Ma cosa ha da dire sulla vita in questo mondo – specialmente sulle questioni sociali e politiche?
  • La separazione tra religione e stato è estranea allIslam; questa è unidea occidentale e cristiana.
  • Il Cristianesimo distingue tra ciò che è di Dio e ciò che è di Cesare. Come comprendere allora le imprese svolte in nome del cristianesimo, come le crociate e il colonialismo?
  • >/ul> II. Visione musulmana In generale LIslam comprende se stesso come lultima religione rivelata, che compie e supera tutte le religioni precedenti. LEbraismo è tutto concentrato nel suo affanno in questo mondo; il Cristianesimo è tutto orientato nel dare importanza a ciò che è spirituale. LIslam, invece, è la perfetta e armoniosa religione della via media (cf. Sura 5,3 ed il riferimento alla din wasat nella sura 2,143, concetto che viene interpretato nel senso di una religione mediatrice). LIslam si occupa di corpo e anima, di vita sociale, politica e religiosa, della prosperità in questo mondo e nellaltro. Il Cristianesimo, al contrario, sacrifica il corpo per lanima; si occupa solo di religione (din) ignorando la politica e lo stato (dawla), non attribuendo alcunimportanza alla prosperità in questo mondo ma riponendo tutta la sua speranza nel cielo. A diversi gradi, tali idee sono diffuse tra i Musulmani(55). Bisogna riconoscere che i vari aspetti dellimmagine che il Cristianesimo presentava nel XIX secolo hanno favorito tale opinione rozzamente semplicistica. Tipiche in questo senso sono frasi come salvezza delle anime e questa valle di lacrime; una diffusa visione negativa del corpo e specialmente della sessualità, che a volte era presentata come dominio principale del peccato; la concezione del Cristianesimo come religione privata e della politica come un sporco affare, e così via. Molti Musulmani considerano il monachesimo e la pratica del celibato per amore della fede come fenomeni tipicamente cristiani che lasciano il loro marchio sul Cristianesimo nella sua interezza. Vi vedono la concretizzazione di una fuga dal mondo (al-firar min al-dunya) che la sana prospettiva dellIslam rifiuta certamente. Va notato, tuttavia, che nellultimi anni tale visione musulmana tradizionale del Cristianesimo ha subito un parziale cambiamento. I Musulmani si dicono spesso interessati agli sforzi delle Chiese cristiane di essere ascoltate nellambito della politica e dellopinione pubblica su temi di pace e di giustizia, in nome dei poveri, degli emarginati e degli oppressi. I pensatori Musulmani mostrano interesse per la Teologia della Liberazione in quanto chiamata a lottare contro loppressione politica e lingiustizia sociale. In particolare Lunità di Dio è il messaggio centrale del Corano. Allo stesso tempo, incaricato senza ambiguità dal Corano di praticare la giustizia sociale, lIslam, fin dai suoi primissimi giorni alla Mecca, ha preso la parte dei poveri, degli orfani e degli indifesi e ha lottato contro la loro oppressione da parte dei ricchi. Allinizio, il messaggio della Resurrezione e del Giudizio Finale proclamato da Muhammad intendeva mettere in guardia i ricchi circa la punizione che li attendeva se non avrebbero modificato la loro vita. Questannuncio, che copre lintero periodo Meccano, attaccava un ordine sociale dominato dagli interessi dei ricchi. Ciò portò alla persecuzione della piccola comunità islamica di Mecca. Non molto dopo la Hijra a Medina nel 622(56) sorse attorno al Profeta una comunità saldamente strutturata. Si rafforzò e ben presto assoggettò Mecca e tutta lArabia al suo potere. La rivelazione coranica durante i dieci anni a Medina (622-632) si occupa non solo di prescrizioni per la vita spirituale (preghiera, digiuno, virtù e vizi), ma anche della vita nella società, abbracciando lorganizzazione della vita dellindividuo, della famiglia e della società nel suo insieme (contratti, matrimoni, eredità); la regolamentazione della vita politica (istruzioni per la condotta in guerra e per la divisione del bottino, i doveri dei leader, la necessità di consultazione); e, infine, leggi su questioni quotidiane, tra cui la regolamentazione dello status dei non musulmani. La tradizione musulmana è stata naturalmente formata da questi sviluppi storici e dalle enfasi nel testo del Corano che li accompagnavano; a partire da questi, la tradizione ha sviluppato la teoria dellIslam come onnicomprensivo modo di vivere, adatto a tutti i bisogni umani: quelli del corpo e quelli dellanima; quelli dellindividuo e quelli della società e della politica. Al-Islam din wa dawla: lIslam è sia religione che stato. Si occupa degli esseri umani sia in questo mondo (al-dunya) che nellaldilà (al-akhira). Il buon musulmano è quello che non si occupa tanto della vita presente da perdere di vista quella futura; il buon musulmano non è quello che sacrifica questa vita per quella che ha da venire; il buon musulmano è piuttosto colui che sa come far uso rettamente del presente come anche della vita futura (Hadith). Lislam rifiuta la separazione dello spirituale e del terreno (o temporale); riconosce, tuttavia, la loro distinzione. I trattati classici distinguono tra gli atti di adorazione (ibadat), che sono considerati immutabili, e i rapporti sociali (muamalat), che possono cambiare. Un hadith riporta la seguente risposta di Muhammad a uno che chiedeva del corretto comportamento in questo mondo: Tu ne sai più di me delle cose di questo mondo (Antum alamu bi-amri dunya-kum). Il commentario di Baidawi(57) sulla Sura 43,63 del Corano aggiunge: Questa è la ragione per cui i profeti non furono mandati per spiegare questioni terrene, ma solo questioni religiose. Nel corso della vita di Muhammad, cioè durante il periodo della rivelazione coranica stessa, ebbe luogo una significativa evoluzione allinterno dellIslam, con il passaggio da una visione morale e sociale che metteva in questione le strutture sociali esistenti, alla creazione di uno stato-religione. Nel periodo immediatamente successivo della storia islamica, il Califfo (il successore del Profeta) divenne lombra di Dio sulla terra e il capo supremo dei fedeli(amir al-muminin). A lui ed ai suoi rappresentanti era affidato il potere temporale, non in primo luogo quello spirituale, poiché nellIslam non vi è né una gerarchia religiosa né un magistero ufficiale. I Califfi rivestivano tuttavia una responsabilità religiosa per comandare il bene e proibire il male (al-amr bi-l-maruf wa-l-nahy an al-munkar). Secondo Louis Massignon (1883-1962) lIslam è una teocrazia laica egualitaria. Dopo la creazione dei moderni stati musulmani, lIslam come religione e stato (din wa dawla) si è evoluto naturalmente in religione di stato (din al-dawla), con poche eccezioni come in Siria o nello Yemen. Daltra parte, al di fuori del mondo arabo, un certo numero di stati le cui popolazioni includono una grande maggioranza musulmana sono organizzati sulla base di principi secolari e sembrano voler restare così (Turchia, Senegal, Mali, Niger ecc.). Dallinizio del secolo XX, alcuni pensatori musulmani sono divenuti consapevoli degli svantaggi di una religione di stato. In questassetto politico, la religione limita il ruolo dello stato, che può facilmente diventare lo strumento di unideologia religiosa. Unaltra vittima di questassetto è la stessa religione, intesa qui in senso riduttivo, in quanto è spesso usata come strumento dal partito al potere, così che, per esempio, i sermoni nelle moschee siano sotto il controllo di funzionari di governo. Per questo, per vari decenni, nel mondo islamico vi è stato un forte appello per la separazione tra religione e stato, e perfino per uno stato secolare.(58) Queste idee hanno trovato una risonanza in Egitto, in Siria, nel Maghreb e in Pakistan, per non menzionare i pensatori socialisti e marxisti nel mondo islamico. Daltra parte, cerchie di conservatori le hanno avversate veementemente(59). Essi vedono nellidea di uno stato secolare una eresia occidentale e cristiana, arrivando ad accusare i moderni stati musulmani di infedeltà al Corano. Moltissimi musulmani fluttuano tra queste due tendenze, la completa integrazione o la totale separazione, tra religione e stato. Da un lato apprezzano i benefici di una religione di stato, nella misura in cui esso fornisce unistruzione religiosa nelle scuole e contrasta il pericolo di un calo della pratica religiosa. Dallaltro lato, essi vedono anche che una religione stabilita dallo stato difficilmente può promuovere una fede genuina, personalmente responsabile, scelta di per sè. III. Visione cristiana 1. Antropologia cristiana Sia allAntico che al Nuovo Testamento è sconosciuta qualsiasi nozione di separazione tra corpo e anima o di disprezzo del corpo. Secondo la Bibbia, lessere umano è un corpo dotato di vita e di spirito. Secondo le più antiche concezioni bibliche, lintero essere discende allo Sheol, luogo dei morti. Ci volle molto tempo prima che sintroducessero nella Bibbia accenni alla resurrezione (cf. Daniele 12,2-3). La resurrezione dei giusti è menzionata per la prima volta nelle parti più tardive dellAntico Testamento, soprattutto nei libri sapienziali. Nel Nuovo Testamento la resurrezione di Gesù e, in lui, dei credenti, appartiene al nucleo del messaggio. Una resurrezione corporale è in serbo per gli uomini. Il corpo parteciperà nella consumazione finale di tutte le cose come corpo spirituale (cf. 1Corinzi 15,44). Quando Paolo dice che la carne e il sangue non possono ereditare il regno di Dio (1Corinzi 15,50) e che i credenti non si dovrebbero lasciar dominare dalla carne (cf. Romani 8,4-9), ciò non implica alcun disprezzo per il corpo o per la dimensione corporale della vita umana. Carne (in greco sarx) – in quanto distinta da corpo (soma) – indica piuttosto lessere umano nella sua peccaminosità e nella sua opposizione a Dio. Dunque il punto è quello di non lasciarsi guidare dai desideri della carne, ma dallo Spirito di Dio (cf. Galati 5,13-26). Il corpo umano non è soggiogato, ma piuttosto vivificato, dallo Spirito di Dio (cf. Romani 8,11). Per linflusso della filosofia greca di Platone (427-347 a.C.) e di Plotino (205-270 d.C.) sul pensiero cristiano, nei primi secoli dellera cristiana ebbe luogo unenfatizzazione dellanima umana in contrapposizione al corpo umano(60). Lo gnosticismo, che divenne molto influente nel secolo II, fu segnato da una visione fondamentalmente ostile nei confronti del corpo, del mondo e della storia; questo ebbe certamente delle conseguenze per il Cristianesimo. La Chiesa, però, prese le distanze dallo gnosticismo. E proprio la convinzione che non è solo lanima umana che sarà perfezionata, ma anche il corpo che sarà resuscitato, ad implicare il rifiuto di unenfasi unilaterale sulla dimensione spirituale. Gli esseri umani sono creati da Dio come corpo e anima in unità. Lintera persona umana in tutte le sue dimensioni (inclusa la sessualità, per esempio) deve essere liberata dal potere del peccato e della morte e condotta alla libertà e alla gloria dei figli di Dio (cf. Romani 8,21). 2. Religione e stato – fede e politica In termini storici, il Cristianesimo e lIslam si sono sviluppati in modi simili. Inizialmente, entrambi proclamarono un messaggio spirituale con implicazioni sociali, messaggio che mise in questione le ingiuste strutture politiche e sociali. In entrambi i casi, il successo stesso del messaggio religioso gli diede una posizione dominante nella società e portò sia il Cristianesimo che lIslam a diventare religioni di stato. Il Cristianesimo iniziò ad essere religione di stato nel quarto secolo della sua storia, sotto gli imperatori Costantino (che regnò tra il 306-337) e Teodosio I (che regnò tra il 379-395). Nel Nuovo Testamento, tuttavia, non vi è alcun fondamento relativo allidea di uno stato cristiano. Gesù non fondò uno stato né istituì una società cristiana in competizione con altre società politiche. Il cristiano è un cittadino in mezzo ad altri cittadini, dotato dei medesimi diritti e doveri di qualsiasi altro cittadino, anche nel caso in cui lelite che governa un determinato stato fosse pagana.(61) La prospettiva di Gesù e del Nuovo Testamento su questa questione si può sintetizzare menzionando due posizioni da lui stesso rifiutate: (i) Lonore e il potere temporale sono rifiutati a favore del regno di Dio. Il mio Regno non è di questo mondo (Giovanni 18,36); Rendere a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio (Matteo 22,21; cf. 17,27), il che implica un rispetto nei confronti dei diritti e delle rivendicazioni di chi governa nel mondo, la cui autorità deriva da Dio. Ogniqualvolta la folla lo voleva fare re, Gesù si tirava indietro (cf. Giovanni 6,15; 12,12-36 [Domenica delle Palme]). La delusione della gente per il rifiuto del potere temporale da parte di Gesù è stata una delle ragioni della sua morte, poiché essi si aspettavano un Messia trionfante. Un Cristianesimo trionfalistico, che gode di potere temporale e lo rivendica per sé, contraddice il Vangelo. Il Cristianesimo è la religione della croce; lunico successo che cerca – o che dovrebbe cercare – è la conversione dei cuori allunico Signore. (ii) Il Cristianesimo rifiuta ogni ingiustizia politica e sociale. La vita stessa di Gesù è stata una disputa continua e spessa pubblica con il potere religioso e secolare ogniqualvolta questi violavano i diritti umani, specialmente i diritti dei poveri. Questa fu unaltra ragione della sua morte. La buona notizia del regno di Dio, che è promesso in modo particolare ai poveri, ha la precedenza sulle rivendicazioni di Cesare, cioè sul potere politico in questo mondo.(62) Lamore di Dio non può essere separato dallamore per il prossimo; lamore per il prossimo è la prova dellamore di Dio. In casi estremi ciò può significare dare la propria vita per amore del proprio prossimo (Giovanni 15,13; Matteo 25,40; 1Giovanni 3,16; 4,20). I conflitti possono condurre i Cristiani al punto di sacrificare se stessi per i loro fratelli e sorelle, nel tentativo di opporsi ad evidenti ingiustizie. In questo senso, limpegno politico è una parte costitutiva ed essenziale della missione cristiana. Dal tempo degli Imperatori Costantino e Teodosio I, il Cristianesimo è stato per secoli una religione di stato. In alcuni stati ha mantenuto questa condizione, in forma ridotta, sino al giorno doggi. La debolezza o il vuoto nelle strutture politiche durante gli stadi finali dellImpero Romano fecero acquisire potere temporale al papato; fu questa lorigine degli Stati Pontifici. Essendo cristiana praticamente tutta la popolazione, si sviluppò la teoria delle due spade, cioè la dottrina della spada spirituale e temporale, entrambe unite nelle mani del Papa, che si considerò autorizzato a nominare re ed imperatori. Questa unione dei due poteri in ununica istituzione e persona, condusse ad una Chiesa che autorizzava o addirittura avviava e sosteneva linee politiche e di azione chiaramente in contraddizione con lo spirito del Vangelo: crociate, imprese imperiali e coloniali, lInquisizione.(63) Il Concilio Vaticano II si volse decisamente di nuovo allo spirito del Vangelo.(64) Richiese lindipendenza della Chiesa (e della religione) dallautorità politica, e dellautorità politica dalla Chiesa (e dalla religione), ma al contempo le richiamava anche a lavorare insieme per risolvere le problematiche che le separavano vicendevolmente. Allo stesso tempo, reclamò il diritto delle comunità religiose ad esercitare sulla società uninfluenza conforme ai principi derivanti dai valori del Vangelo.(65) Per la Chiesa Evangelica Tedesca fu particolarmente significativa la Dichiarazione Barmen del 1934. 3. Vita in questo mondo e nellaldilà La resurrezione di Gesù Cristo introduce la fine dei tempi. La vita eterna è già iniziata: I sono la resurrezione e la vita ( Giovanni 11,25; cf. 5,24; 1Giovanni 3,14; Romani 6,5). Questa è la vita eterna, che conoscano te, unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo (Giovanni 17,3; cf. 3,15-16; 5,24; 6,40.47). La vita eterna è iniziata, ma non è ancora pienamente presente. Il cristiano vive nella tensione tra il già e il non ancora, perché lattesa della pienezza della salvezza, attraverso la resurrezione di Gesù, non è stata ancora totalmente realizzata. Il mondo deve essere ulteriormente trasformato dal potere dello Spirito Santo, muovendosi verso una convergenza la più vicina possibile alla volontà di Dio. Il perfezionamento della creazione da parte dello Spirito di Dio si compirà al ritorno di Cristo, che segnerà la fine del mondo come anche del tempo e della storia. Non sarà un mondo diverso che sarà posto in essere ma sarà piuttosto questo stesso mondo che sarà integralmente rinnovato e trasformato, questo stesso mondo in cui viviamo, con le stesse persone, ma trasformato e perfezionato. Questa non è una mera speranza utopica, perché è fondata su Gesù Cristo, sul suo ministero, sul sacrificio della sua vita e sulla sua resurrezione. Allo stesso tempo, questa speranza rimane realistica; il Cristiano sa che la trasformazione dellumanità e del mondo rimarrà incompleta fino al ritorno di Cristo.(66) La fede cristiana fa appello ad un pieno coinvolgimento nel mondo, in un atteggiamento di servizio, per contribuire al fatto che il Vangelo possa permeare il mondo, cosicché esso possa raggiungere il suo vero destino. Il Vangelo chiama anche ad un impegno attivo nella ricerca del benessere dellumanità. Questo può assumere varie forme: lattività in un partito politico, che in un determinato tempo e luogo può essere il modo più appropriato di mettere in pratica i valori del Vangelo in collaborazione con altre persone, anche non-cristiane o atee; oppure la partecipazione attiva in un sindacato; o in servizi sociali di vario tipo. Anche la vita contemplativa è un chiaro contributo al compimento della vita umana. Il Vangelo, però, non deve mai essere identificato con un particolare programma politico. Dunque, il compito del cristiano comporta un rapporto critico con ogni sistema politico o sociale, con il necessario rispetto per lautonomia delle strutture temporali e il necessario atteggiamento di autocritica nei confronti di se stessi e della Chiesa.(67) IV. I Cristiani rispondono 1. Corpo e anima Va evidenziata lunità dellessere umano. La persona umana è creata da Dio come unità di corpo e anima; è lintera persona, non semplicemente lanima, ad essere creata ad immagine di Dio. Di conseguenza, al corpo ed anche alla sessualità sono dovuti considerazione e rispetto. 2. Religione e Stato Bisogna ammettere che nel corso della storia del Cristianesimo vi sono stati abusi e tradimenti del Vangelo, anche se va sempre tenuto conto del contesto storico. Allo stesso tempo, Cristiani e Musulmani, sia separatamente che insieme, dovrebbero esaminare criticamente la loro storia. Vi è il bisogno, da entrambe le parti, di uno studio intelligente e critico della loro storia comune.(68) Non dovremmo guardare soltanto al passato, ma anche al futuro, dando il nostro comune appoggio ad un sistema politico che incoraggi la libertà religiosa e il rispetto reciproco.(69) 3. Questo mondo e laldilà Credere in una vita oltre la morte non dovrebbe portare allindifferenza e al sottrarsi dallarena dei problemi di questo mondo. Al contrario, questa fede dovrebbe motivare gli sforzi nel servizio ai nostri fratelli e sorelle, specialmente a coloro che sono svantaggiati. Essa dovrebbe rafforzare la nostra speranza e il nostro desiderio di lavorare per un mondo migliore, ma allo stesso tempo dovrebbe aiutarci a non identificare i progetti umani con il regno di Dio. La fine del tempo comporterà anche il Giudizio Finale. Solo allora la giustizia sarà realizzata pienamente. Nel Giudizio Finale, ognuno sarà giudicato secondo le sue opere e in modo particolare secondo il modo in cui ha trattato i poveri, gli emarginati e gli oppressi. Su questo punto Bibbia e Corano concordano. Il rispetto per i diritti di Dio (huquq Allah) inizia con il rispetto dei diritti umani (huquq al-insan). Il comandamento biblico di amare Dio include il comandamento di amare il proprio prossimo e quindi di rispettare i diritti umani.(70)

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  • (55) Nel XX secolo tali idee sono espresse negli scritti apologetici di importanti riformatori: Muhammad Abduh (egiziano, m. 1905), Rashid Rida (siriano, m. 1935) e lalgerino alim Ibn Badis (m. 1940).
  • (56) Vedi sopra al capitolo 4, sezione II.
  • (57) Al-Baidawi (morto intorno al 1290) fu un famoso commentatore del Corano. Il suo commentario, ampiamente citato, è in gran parte una revisione ed un sommario del celebre commentario di al-Zamakhshari (m. 1144).
  • (58) Il più famoso fautore di una tale riforma fu lo shaikh di al-Azhar Ali Abdurraziq, autore della pubblicazione del 1925 Al-Islam wa usul al-hukm (LIslam e le fonti di Potere [traduzione francese di L. Bercher in Revue des Études Islamiques, 1933,3 e 1934,2. Il testo di questa traduzione insieme ad unaccurata valutazione dello studioso marocchino Abdou Filali Ansari si trova in Ali Abdurraziq – Abdou Filali Ansari, ed., LIslam et les Fondements du Pouvoir, Éditions Découverte, Paris, 1994]). Abdurraziq argomenta che il messaggio del Corano è essenzialmente religioso e che lorganizzazione di uno stato musulmano non può in alcun modo essere stata parte della missione di Muhammad come profeta. Abdurraziq fu condannato dai suoi colleghi, secondo i quali il periodo Medinese, con la sua enfasi sul lato sociale e politico del messaggio rivelato, costituiva lo sviluppo intrinseco ed il compimento dellincarico e della carriera profetica. I pensatori musulmani che sostengono la separazione fra stato e religione devono quindi interpretare il Corano in un modo che, almeno a livello di base, non concorda con il modo in cui la tradizione islamica ha sempre articolato il periodo Medinese della carriera del Profeta. Quelli che appoggiano Ali Abdurraziq, al contrario, cercano di convincere i loro compagni di religione che linterpretazione tradizionale è errata.
  • (59) Vanno qui ricordati specialmente i Fratelli Musulmani di Hasan al-Banna (1906-1949) e la Jamaat-i Islami di A. A. Mawdudi (1903-1979).
  • (60) La visione di Platone era che lessere umano fosse essenzialmente unanima, rinchiusa in un corpo, da cui cerca di liberarsi per incamminarsi fino a Dio, libera da ogni impedimento. La concezione platonica dellessere umano ha avuto uninflusso di ampia portata sul pensiero cristiano, fino ai giorni nostri. Sotto linflusso dellantropologia moderna, oggi si tende di più a ritornare alla concezione biblica delluomo.
  • (61) In riferimento ai doveri dei Cristiani nei confronti dei governatori pagani, vedi Romani 13,1-7; 1Timoteo 2,1-2; Tito 3,1; 1Pietro 2,13-15.
  • (62) Rispose allora Pietro insieme agli Apostoli: Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini. (Atti degli Apostoli 5,29; cf. 4,19; Matteo 10,18).
  • (63) Fino a tempi recenti, la situazione ideale per i Cristiani, secondo alcune affermazioni in documenti ufficiali, era quella di vivere in stati cristiani, anche se i papi, a partire da Leone XIII (verso la fine del secolo XIX), proclamavano la divisione tra Chiesa e Stato (contro lidea di uno stato teocratico) mentre ricordavano allo stato il suo dovere di proteggere i diritti di Dio e della sua Chiesa. Cf. lEnciclica Immortale Dei (1885) di Leone XIII, e il Concilio Vaticano II, Costituzione Dogmatica sulla Chiesa: Lumen Gentium, 38.
  • (64) Ciò fu particolarmente chiaro nella Dichiarazione sulla Libertà Religiosa: Dignitatis Humanae, 12, in cui si riconobbe che nella vita del popolo di Dio […] di quando in quando si sono avuti modi di agire meno conformi allo spirito evangelico [dunque dellinsegnamento di Cristo e degli Apostoli], anzi ad esso contrari.
  • (65) Cf. Dignitatis Humanae, 4; la Costituzione Pastorale sulla Chiesa nel Mondo Moderno: Gaudium et Spes, 76; ed il Decreto sulla Missione Pastorale dei Vescovi nella Chiesa: Christus Dominus, 19-20.
  • (66) Lutopia marxista, al contrario, pretende di poter effettuare nel corso della storia la completa riconciliazione di forze opposte.
  • (67) Cf. Gaudium et Spes, 43, un testo che rileva la pertinenza del Vangelo ad ogni programma politico, ma al tempo stesso anche la sua trascendenza da esso.
  • (68) Il Cristianesimo è giunto al punto di sottoporre le sue fonti rivelate ad un nuovo esame critico; il pensiero islamico moderno si trova sempre più ad affrontare la stessa sfida. Ciò avviene soprattutto per limpatto dei movimenti umanistici e secolari che danno importanza allautonomia delle strutture secolari, e sulla base dellesperienza storica che ha mostrato come una eccessiva mescolanza con la politica può far perdere alla religione il suo vero spirito. Ciò sta portando alcuni pensatori in certi paesi islamici a sostenere lindipendenza dellIslam nei confronti dello stato, e dello stato nei confronti dellIslam. Vedi nota 4.
  • (69) A questo riguardo sono utili i documenti del Concilio Vaticano II, specialmente Dignitatis Humanae, Gaudium et Spes, e lEnciclica Popolorum Progressio.
  • (70) Il Concilio Vaticano II invita Cristiani e Musulmani a difendere e promuovere insieme per tutti gli uomini la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà (Nostra Aetate, 3).

Contatto

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Prof. Dr. Christian W. Troll,

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